EGO e LEADERSHIP
Che cosa “attrae” una “risorsa” verso un’azienda? Un dipendente è attratto dai vantaggi, dalla cultura e dalla reputazione che un’azienda può offrire.
Che cosa determina il fatto che una “risorsa” rimanga o meno? Che cosa determina una buona performance della “risorsa”? La responsabilità in questo caso è della leadership interna.
Una leadership piena ed adulta ha un solo nemico da temere: il proprio ego.
In realtà sembra assurda questa affermazione perché l’ego spesso rappresenta il primo gradino del successo. Difficilmente infatti persone deboli, non determinate, non sicure di sé stesse sono selezionate dalle aziende per ricoprire posizioni di responsabilità.
Nel dizionario infatti, l’ego è definito come: la propria persona, la nostra identità, la coscienza di essere chi siamo, l’immagine che ci siamo fatti di noi, la nostra rappresentazione del mondo, la pulsione interiore che ci fa difendere le nostre convinzioni.
Possederne una certa quantità quindi è una cosa buona, ma è quando l’ego aumenta troppo che si verificano i primi problemi.
Avere un “giusto “ego è quindi necessario ma se un ego cresce troppo fino a prevalere troppo la sua azione di controllo sull’individuo può determinare il blocco della crescita personale perché imprigiona la persona nel suo schema di convinzioni portandola ad agire nell’unico modo in cui potrà influenzare la realtà.
L’importante sta nel capire quando è il momento di fermarsi e lasciare che la tua parte di leader prevalga sull’ego.
Leader con Ego troppo accentuato rischiano di sentirsi superiori, creano un divario con il resto del team che sarà difficile da sanare. Schiavi del proprio schema e sistema di convinzioni, questi leader spesso si perdono nell’essere troppo focalizzati su sé stessi e su quella che credono essere la “realtà”, presentano poca accettazione alle critiche e poca disponibilità nell’ascoltare le opinioni altrui.
“Perdere” l’ego è impossibile, ma capire quanto influisce sulla tua leadership e quindi sulle performance del tuo team è indispensabile.
Tendi ad isolarti dal resto del team?
Fai di tutto per mostrare la tua intelligenza e la tua competenza?
Vuoi avere il controllo su tutto perché non ti fidi?
Ti chiedi perché dovresti perdere del prezioso tempo a “parlare” con i tuoi dipendenti?
Pensi che le riunioni siano spesso inutili?
Trovi che le idee del tuo team siano “buone” ma che serva sempre il tuo “tocco”?
Pensi che non potrai mai “delegare” con serenità?
Temi che i tuoi dipendenti “battano la fiacca” quando non sei presente?
Devi sapere che alle persone non piace essere guidate in questo modo.
Ad un team serve un dialogo che possa arricchire tutte le persone; un ambiente di lavoro in cui si possa parlare apertamente è un luogo dove i risultati vengono da sé. A volte ti basterebbe un semplice apprezzamento verso un buon risultato ottenuto per creare un clima di cooperazione.
Cosa serve quindi? Serve diventare dei leader emotivamente intelligenti, serve cioè lavorare su sé stessi.
Serve capire quali sono i propri punti di forza e quali sono i propri limiti. Serve apprendere come migliorare i lati più spigolosi del proprio carattere.
L’efficacia nella leadership si basa principalmente su come ci si vede.
Avere un’alta autostima è un punto a proprio favore, l’importante è non andare oltre superando quei confini che porterebbero ad un ego troppo sviluppato, ad un ego che non sa più cosa significano empatia, saper creare motivazione, saper ascoltare, co-creare obiettivi di eccellenza, fidelizzare….
L’equilibrio deve essere ricercato all’interno, con coraggio, con apertura, con curiosità …
Solo così si potrà contrastare l’egotismo nella leadership e sviluppare gli strumenti dell’autorevolezza.

